Il ciclo della vita di Erik Erikson

VITA

Nacque a Francoforte sul Meno nel 1902 da Karla Habrahamsen, infermiera danese di origine ebraica sposata con l’agente di cambio anch’egli di origine ebraica Vladamar Isidor Salomonsen.

Erik non era però figlio di Salomonsen bensì di una relazione extraconiugale della madre e nei suoi primi anni di vita credette di essere figlio del dottor Theodor Homberger, suo pediatra quando la madre si trasferì a Karlshure nel 1905 e che la stessa sposò.

Il mistero riguardante la figura paterna fece nascere in Erikson un forte interesse per la questione dell’identità poiché quando scoprì la reale identità del “padre” iniziò ad interrogarsi su chi egli fosse.

Questa iniziale confusione venne ulteriormente aggravata dall’esperienza in ambito scolastico; egli venne infatti respinto dalla scuola di grammatica a causa della sua religione mentre venne respinto dagli altri studenti della scuola ebraica a causa del suo aspetto fisico (alto, biondo e con gli occhi azzurri).

Dopo aver frequentato il ginnasio dove non manifestò alcun interesse per medicina o psicologia, bensì per storia e arte, Erikson intraprese un viaggio per l’Europa alla ricerca della propria identità

Giunto a Vienna si dedicò inizialmente all’insegnamento finché non conobbe la psicanalista Anna Freud che, notando le doti di Erikson nell’approcciarsi con i bambini, lo incoraggiò a studiare psicologia cosa che fece con profitto (ricevendo attestati dall’Istituto Montessori e dall’Istituto Psicanalitico di Vienna).

Collaborò con Anna Freud di cui divenne anche paziente aiutandolo a superare dubbi e problemi sull’ identità.

Nel 1930 sposò la ballerina canadese Joan Serson e nel 1933, dopo aver lasciato la Germania, pur non avendo un titolo ufficiale in ambito psicologico, ottenne un insegnamento alla scuola di medicina di Harvard e aprì uno studio privato di psicanalista infantile.

Cambiò inoltre il suo cognome in Erikson e qui è necessario soffermarsi su una cosa molto interessante. L’idea di cambiare cognome è probabilmente da ricollegarsi alla terapia attuata per superare il disturbo nato in ambito identitario ma la scelta è sicuramente peculiare.

Al proprio nome (Erik), egli aggiunse il suffisso -son; nei Paesi scandinavi non era presente il cognome di famiglia e gli individui si distinguevano aggiungendo al nome del padre il suffisso -son (figlio) o -dottir (figlia). Questa scelta potrebbe indicare una rinascita dell’individuo che quindi avrebbe per padre se stesso .

Successivamente ricoprì numerose cattedre in altrettanti istituzioni superiori americane (Berkley, Yale, Istituto Superiore Psicanalitico di San Francisco) fino alla morte, avvenuta nel 1994.

LE 8 FASI DELLA VITA

Nel 1982 Erikson pubblicò una delle sue opere più importanti, I cicli della Vita, in cui espose la sua teoria riguardo l’esistenza umana.

La divisione della vita umana in 8 fasi (o stadi) trae ispirazione dalla divisione in 8 fasi dello sviluppo psicosessuale teorizzata da Sigmund Freud a cui l’autore non mancherà di richiamarsi nel corso dell’opera.

Queste otto fasi sono collegate tra loro e caratterizzate da un forte conflitto bipolare il cui esito dipenderebbe da cause sia interne all’individuo che esterne (sociali/famigliari) e  che influenzerebbe lo stato del soggetto e le modalità con cui questi affronterà le fasi sucessive.

Per condurre un esistenza emotivamente soddisfacente è necessario che il soggetto riesca a mantenere un equilibrio il più possibile positivo (senza eccessi) tra le parti in conflitto.

  • 1° fase (fiducia vs sfiducia): si manifesta durante il primo anno di vita, quando l’infante dipende totalmente dai soggetti a lui più prossimi (le figure genitoriali) ed è attraverso questa prima relazione con l’altro che si forma un rudimentale principio di autoconsapevolezza e identità. Un equilibrio negativo potrebbe causare nell’individuo l’insorgere di psicopatologie quali la schizofrenia, mentre un equilibrio positivo farebbe maturare la speranza.
  • 2°fase (autonomia vs. vergogna): avviene durante la fase anale (comunemente 2-3 anni) ed in essa l’infante dovrebbe maturare una completa autoconsapevolezza attraverso il controllo delle funzioni corporali e l’apprendimento di conoscenze motorie e linguistiche di base. Attraverso uno “strategico” uso della vescica prima il bambino è in grado di monopolizzare l’attenzione su di sé allo scopo di ottenere qualcosa che desidera. Attraverso l’apprendimento di un linguaggio e delle competenze motorie l’infante entra per la prima volta in contatto con un consapevole giudizio sociale. La risposta sociale influisce sull’equilibrio del soggetto che maturerà un senso di inferiorità se sarà negativo mentre se sarà eccessivamente positivo egli proverà invece un senso di superiorità. Un equilibrio positivo genererà un senso di autonomia.
  • 3°fase (iniziativa vs. senso di colpa): interessa il periodo prescolare, tra i 3 e i 5 anni; il bambino ha imparato a giocare immedesimandosi con un altro soggetto (reale o meno). Questa capacità viene affiancata dai primi interrogativi su un futuro meno prossimo (con la celebre frase “Da grande farò ….” o il classico quesito “Cosa vuoi fare da grande?”). Il gioco di ruolo proprio dei bambini garantisce il formarsi dell’intenzionalità e la capacità di tradurre le proprie fantasie in azioni reali Durante questa fase è fondamentale il rapporto con gli altri e soprattutto il loro giudizio poiché esiti eccessivamente positivi o negativi possono provocare o un sentimento di totale libertà personale oppure un ugualmente totalizzante immobilismo per timore di giudizi negativi. L’equilibrio è dato dalla libera iniziativa consapevole dell’altrui giudizio.
  • 4°fase (industriosità vs inferiorità): comprende il periodo della scuola primaria ed è, secondo Freud, un periodo di spostamento dell’attenzione del soggetto da parti del proprio corpo al mondo esterno. Nella scuola primaria l’attività a cui  si è esposti si caratterizza dalla ripetitività ed è pensata allo scopo di far acquisire agi bambini competenze che consentiranno loro di affrontare i compiti a cui saranno in futuro. Un equilibrio positivo è sicuramente rappresentato dalla scoperta, da parte del soggetto, dei propri limiti e la loro accettazione; egli apprende inoltre le proprie abilità iniziando a svilupparle. Un’ equilibrio  negativo comporterebbe una generale sfiducia nei propri confronti ed un estraniamento da sé e dai propri compiti/doveri.
  • 5°fase (identità vs confusione dei ruoli): corrisponde all’adolescenza. Pubertà e l’ingresso in un nuovo contesto sociale spingono il soggetto ad interrogarsi a 360°sulla propria identità (passata, presente e futura). Interrogandosi sulle esperienze vissute nelle fasi precedenti e combinando sinteticamente le varie identificazioni nate dalle stesse, nell’adolescente può maturare una nuova sicura identità personale che quindi, essendo il risultato dell’unione di identità nate da esperienze personali, è unica e lega tutti gli individui tra loro senza alcun essenzialismo (razziale, sessuale, sociale, religiose, nazionale, …). Il mancato sviluppo di un identità, unito al mancato compimento di scelte fondamentali, comporterebbe una confusione dei ruoli con un continuo rimbalzamento da un’identità all’altra.
  • 6°fase (Intimità vs isolamento): Una volta acquisita una propria identità, il soggetto è in grado di impegnarsi in una relazione intima con un’altra persona, ciò è reso possibile dalla sicurezza che tale unione non annullerà l’essere dovuta all’identità stessa. Coloro che nell’adolescenza non hanno maturato un’identità avranno difficoltà a relazionarsi con altri individui facendoli precipitare nel totale isolamento (nonostante essi siano legati ad un altro soggetto o ad un gruppo).
  • 7°fase (generatività vs stagnazione): nell’età adulta il soggetto entra a far parte di un “Noi” (sociale e damigliare) a cui è chiamato a collaborare divenendo, con le sue azioni in favore della collettività, un esempio per le generazioni a lui successive. Egli, a differenza della sua controparrte il quale agisce unicamente per interesse personale, si adopera in favore degli altri oltre che di sé stesso.
  • 8°fase (integrità vs disperazione): siamo giunti all’ultima fase,e il soggetto può accettare il proprio percorso fino a quel momento  come ineluttabile e al tempo stesso accogliendo con stoicismo l’inevitabilità della morte (l’autore in questo coglie un certo determinismo). In questo caso maturerà una comprensione della natura casuale della sua presenza nel mondo ed una saggezza nel giudizio. Al contrario, qualora il soggetto manifesti eccessivo rimpianto per il passato, maturerà una profonda disperazione, dovuta alla certezza che il tempo non è più sufficiente per modificare la propria vita.

 

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