Il populismo latinoamericano e la sfida storiografica. I casi di Jair Bolsonaro e Andres Lopez Obrador Parte 1

Da ormai un decennio movimenti e partiti populisti in tutto il mondo stanno vivendo una fase di crescita.

Complice anche un sapiente utilizzo (o abuso) delle nuove risorse che la rivoluzione tecnologica ha messo a disposizione dell’uomo e di un diffuso senso di sfiducia della popolazione nei confronti di coloro che rientrano nell’ “establishment” politico e intellettuale (scientifico e culturale), personaggi legati al populismo di destra e sinistra sono riusciti ad imporre la propria presenza nel panorama mediale e politico odierno.

In questo articolo presenteremo ed analizzeremo il comportamento che due capi di stato latinoamericani (e rispettivi governi) hanno deciso di tenere nel confronti della storia; i soggetti in questione sono il presidente brasiliano Jair Bolsonaro e il collega messicano Andrés Manuel Lopéz Obrador.

CHI E’ BOLSONARO?

Jair Messias Bolsonaro è nato nella città di Glicério nello stato di San Paolo (da quando in Brasile il regime militare è caduto, lo stato di provenienza del presidente è stato quasi sempre  governato dal Partito Social Democratico Brasiliano), terzo di cinque figli di una coppia di origine italiana (Calabria, Veneto e Toscana, queste le regioni di provenienza dei bisnonni).

Il nome deriverebbe dal campione calcistico Jair da Rosa Pinto che militò tra le fila del Palmeiras, la squadra della comunità italiana di San Paolo (in origine Palestra Italia).

L’infanzia fu caratterizzata da continui trasferimenti all’interno dei confini dello stato, finché non si iscrisse alla  Escola Preparatòria de Cadetes do Exército (1974) dove si diplomò con il grado di tenente d’artiglieria (1977) servendo successivamente prima nel 21° gruppo d’artiglieria e successivamente nei paracadutisti.

Il periodo militare fu segnato sia dalle prime esperienze di natura politica, lamentandosi dei bassi salari e dei licenziamenti all’interno delle forze armate (cosa che gli procurò il sostegno tra gli ufficiali dell’esercito), sia i primi problemi giudiziari, con l’accusa di essere coinvolto in un piano terroristico (Dead End, di cui sarebbe stato il redattore) insieme ad un collega (se i lettori vogliono, la redazione si premunirà di scrivere un articolo più dettagliato sull’argomento)..

Date le dimissioni dall’esercito nel 1988 in seguito al proscioglimento dalle accuse dopo che una prima sentenza lo aveva giudicato colpevole utilizzando toni non troppo lusinghieri, Bolsonaro venne eletto al consiglio cittadino di Rio tra le file del Partito Democratico Cristiano (1989) e l’anno successivo, con il medesimo partito, venne eletto alla Camera dei Deputati.

Poco prima delle elezioni anticipate del 2018, Bolsonaro abbandonò il suo primo partito per aderire al Partito Social-Liberale, formazione di centro-destra che, a seguito del suo ingresso, si trasformò in un partito di destra a causa dell’uscita della corrente centrista.

Il 28 ottobre 2018 Jair Bolsonaro si impose sul suo avversario Fernando Haddad (Partito dei Lavoratori) diventando il 38° presidente della repubblica brasiliana.

CHI E’ OBRADOR?

Andrés Manuel Lopéz Obrador è nato a Macuspana, nello stato di Tabasco il 13 novembre 1953 in una famiglia piccolo borghese di origine spagnola (il ramo materno è emigrato dalle Asturie), indigena e nera (stando alla biografia presente sul sito del suo partito, MORENA).

L’infanzia e l’adolescenza del futuro presidente trascorsero tra la città natale e Villahermosa, capitale dello stato, dove la famiglia si trasferì per gestire, negli anni sessanta, un negozio di vestiti e dove il giovane Obrador frequentò l’istituto Marcos E. Bacerra.

A quindici anni fu testimone della morte del fratello José Ramon a seguito di un incidente con una pistola le cui dinamiche non sono del tutto chiare.

Frequentò in seguito la facoltà di scienze politiche presso l’UNAM (Universidad Nacional Autonoma de Mexico) che abbandonò in un primo momento per dedicarsi alla politica all’interno dapprima del Partito Rivoluzionario Istituzionale (formazione politica centrista che dominò la politica messicana ininterrottamente dal 1921 al 2000).

Si laureò nel 1987 con una tesi sulla formazione della nazione messicana tra 1821 e 1867. L’anno dopo, a seguito della scissione all’interno del PRI, aderì alla corrente scissionista di sinistra guidata da Cuauhtémoc Càrdenas che darà vita in seguito al Partito della Rivoluzione Democratica.

Nel 1994 corse per la carica di governatore dello stato di Tabasco dove, per il PRI, aveva svolto attività politica (soprattutto in favore delle popolazioni indigene), ma venne sconfitto dal candidato del suo ex partito Roberto Madrazo.

Dal 1996 al 1999 ricoprì il ruolo di leader del PRD, carica che abbandonò quando, nel 2000, venne eletto governatore del distretto federale (sindaco di Città del Messico).

Durante il suo mandato attuò una politica piuttosto camaleontica; da una parte introdusse aiuti per i soggetti più fragili della città, dall’altra assunse l’ex sindaco conservatore di New York Rudolph Giuliani come collaboratore per un progetto di “tolleranza zero” verso il crimine; da una parte ristrutturò i palazzi storici trasformandoli in musei ed attrazioni turistiche, dall’altra si accordò con il miliardario Carlos Slim Helù per attuare una pesante gentrificazione del centro storico della città.

Nel 2005 dovette dimettersi in seguito ad uno scandalo legato ai vertici della polizia della città.

Nel 2006 si candidò alla presidenza della repubblica, uscendo sconfitto nel confronto con il candidato del Partito di Azione Nazionale Felipe Calderon. Queste elezioni vennero inizialmente contestate a causa dello scarso margine di distacco tra i due candidati e i sostenitori di Obrador, in concomitanza con i festeggiamenti per i 95 anni della rivoluzione messicana del 1911, lo acclamarono presidente legittimo.

Tale sostegno spinse lo sconfitto a istituire un “Gabinetto di denuncia” con l’obiettivo di contrastare le politiche del nuovo presidente. Nel corso della cerimonia di proclamazione a “Presidente legittimo”, mentre una senatrice del suo partito gli poneva la fascia tricolore, Obrador pronunciò un discorso in cui illustrò una sorta di programma di governo e qualche giorno dopo riferì che per la carica fittizia avrebbe ricevuto un emolumento mensile grazie a donazioni.

Lo stesso anno si sposò con Beatriz Gutierrez Muller, scrittrice, giornalista e ricercatrice di cui parleremo più avanti.

Si ripresentò alle elezioni del 2012, venendo sconfitto nuovamente, questa volta dal candidato del PRI Enrique Pena Nieto, accusato da Obrador di aver comprato voti attraverso l’elargizione di carte prepagate della catena di supermercati messicana Soriana dal valore variabile dai 100 ai 700 pesos (nel sistema politico messicano è legale elargire regalie, eccetto che in periodo elettorale). Tali accuse vennero suffragate da alcuni video e dalla consuetudine del PRI di fare ricorso ad espedienti simili a quelli che Salvemini attribuiva al sud al partito di Giolitti (su scala minore anche gli altri partiti vi fanno ricorso nelle aree dove dominano).

Alcuni giorni dopo la seconda sconfitta elettorale, Obrador lasciò il PRD e nel 2014, dopo aver fondato il partito MORENA (sinistra populista) ne rivelò i motivi nella più grandiosa tradizione populista, accusando i leader del partito e il padre morale Cardenas, di aver tradito il popolo a causa del dialogo che avevano instaurato con il governo Nieto votando a favore delle politiche di austerity promosse dal PRI.

Il 1 luglio 2018, alla guida del cartello di partiti Juntos Haremos Historia di cui fanno parte, oltre a MORENA, anche il Partito dei Lavoratori e la formazione conservatrice Partito Incontro Sociale, , Obrador riuscì a vincere le elezioni divenendo l’1 dicembre dello stesso anno, il 58° presidente della repubblica messicana.

 

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