I lavori e il rapporto della “Mayoral Advisory Commission on City Art, Monuments, and Markers”- 1

INTRODUZIONE

Nel 2017 gli Stati Uniti sono stati interessati da una polemica riguardante la presenza nelle città di statue controverse che non di rado hanno portato a scontri tra due opposte fazioni.

Da un lato c’è chi ritiene tali monumenti retaggi razzisti, che sopravvivono in una società multietnica e multiculturale, e la cui distruzione segnerebbe un passo avanti nella risoluzione della questione razziale/culturale; dall’altro chi considera dette statue simboli di un passato a cui guardare con nostalgia o comunque emblemi identitari la cui distruzione significherebbe la perdita di un frammento della propria anima e di quella della propria comunità.

Il fenomeno di immagini o statue erette in epoche precedenti e considerate negative nelle successive, così come quello dell’iconoclastia, non è certo una novità nella storia, ma la simmetria con il riemergere della questione razziale e gli attacchi al politicamente corretto, alcuni dei quali sono solo il pretesto per esprimere opinioni razziste dietro lo scudo della libertà di parola, ha risvegliato l’attenzione dell’opinione pubblica nei suoi confronti.

In questa serie di articoli mi occuperò solo del caso inerente alla città di New York, a quattro monumenti e al rapporto di un’apposita commissione riguardante il loro futuro.

ANTEFATTO

In seguito alle proteste contro la statua del generale confederato Robert E. Lee a Charlotteville (Virginia), culminate nell’omicidio dell’attivista antirazzista Heather Heyer per mano di un suprematista bianco l’11 agosto del 2017, il sindaco di New York Bill De Blasio l’8 settembre ha istituito una commissione consultiva  con l’incarico di studiare l’impatto sociale di quattro monumenti, attraverso il ricorso a studi e analisi, ad interrogazioni a gruppi e associazioni ma anche ascoltando singoli attivisti e cittadini, in quanto possibili “simboli d’odio”.

Il lavoro della commissione ha portato alla stesura di un rapporto di 42 pagine pubblicato l’11 gennaio 2018 in cui si analizzano i singoli monumenti e si avanzano proposte riguardo la loro sorte e possibili soluzioni per evitare che creino “incidenti” urtando  la sensibilità di intere comunità.

Questo atteggiamento, che se da una parte può costituire un piccolo passo avanti sulla strada della società multiculturale e della riconciliazione razziale, può anche rappresentare un comportamento superficialmente paternalista che si rivelerebbe controproducente in quanto potrebbe inasprire divisioni tra le varie comunità newyorkesi (e non solo) qualora si agisca con superficialità.

Durante i 4 mesi di attività della commissione  la questione delle statue è uscita  dalle aule del municipio per entrare nel dibattito politico e culturale cittadino e nazionale; la stessa iniziativa di De Blasio è stata letta da alcuni media vicini al partito repubblicano come manovra per conquistare i voti delle minoranze in vista delle elezioni cittadine vinte dallo stesso sindaco.

LA COMMISSIONE

La commissione, durante il periodo di attività, si è riunita tre volte per discutere e approvare principi e modus operandi ed ha convocato cinque audizioni pubbliche dove inizialmente esponeva al pubblico il proprio scopo consentendo successivamente ai singoli cittadini di intervenire nella questione.

Durante i lavori sono stati inoltre diffusi sondaggi che chiedevano ai cittadini pareri personali alfine di coinvolgere più newyorkesi nel dibattito (qui i risultati), ma ne parlerò quando tratterò dei monumenti individualmente.

A guidare la commissione sono stati chiamati:

  • Darren Walker: filantropo leader della Ford Foundation, negli anni precedenti ha ricoperto il ruolo di vice presidente della Rockefeller Foundation durante la crisi di New Orleans durante l’uragano Katrina, nel 2016 è entrato nella classifica dei 100 uomini più influenti della rivista TIME.
  • Tom Finkelpearl: commissario per gli affari culturali della città di New York nominato dal sindaco De Blasio nel 2014 ed attivo nel tentativo di rivitalizzare la cultura newyorkese attraverso, tra l’altro, il primo piano culturale della città (CreateNYC); prima di questa carica ha ricoperto il ruolo di direttore del Queens Museum.

Gli altri membri della commissione sono:

  • Dr. Richard Alba: sociologo, sostenitore della teoria dell’assimilazione per superare i problemi nati da immigrazione e società multirazziale.
  • Michael Arab: architetto pluripremiato e ideatore del World Trade Center Memorial.
  • Harry Belafonte: cantante e musicista statunitense, definito il re del Calypso, vincitore di numerosi premi e attivista politico antirazzista.
  • John Calvelli: vice-presidente della divisione affari pubblici della Wildfire Conservation Society, in passato ha ricoperto incarichi importanti all’interno della comunità italo-americana e consulente legale per lo Stato di New York e per il rappresentante di New York Eliot Engel (D).
  • Dr.ssa. Mary Schmidt Campbell: preside allo Spellman College di Atlanta (istituto per ragazze afroamericane), è stata inoltre vice-presidente della commissione presidenziale per le arti e le discipline umanistiche.
  • Gonzalo Casals: direttore del Leslie-Lohman Museum of Gay and Lesbian Art, ha collaborato al CreateNYC.
  • Teresina Fernandez: visual artist, prima latino-americana membro della U.S. Commission for Fine Arts.
  • Amy Freitag: direttrice esecutiva del JM Kaplan Fund, durante il mandato del sindaco Bloomberg, ha rivestito la carica di direttrice esecutiva del New York Restoration Project con il compito di valutare i progetti inerenti ai parchi cittadini.
  • Jon Meacham: storico dei presidenti USA e giornalista vincitore di un premio Pulitzer, attualmente collabora con New York Times Book Review e TIME.
  • Catie Marron: giornalista e presidentessa del consiglio di amministrazione della High Line della rivista Vougue, tra 2004 e 2011 è stata presidente del consiglio di amministrazione della New York Public Library.
  • Pepón Osorio: visual artist e professore di Community Art alla Tyler School of Art presso la Temple University.
  • Harriett F. Senie: professoressa di storia dell’arte e direttrice del programma del master storia dell’arte e studi d’arte museali presso il City College di New York.
  • Shahzia Sikander : visual artist.
  • Dr.ssa. Audra Simpson: professoressa di antropologia presso la Columbia University specializzata nelle società indigene americane.
  • Dr. John Kuo Wei Tchen: storico di cultura urbana e professore presso l New York University dove ha creato il programma di studi asio-pacifico-americani.
  • Dr. Mabel O. Wilson: professoressa di architettura presso la Columbia University.
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