I classici Disney. Un’analisi semiseria- La mia storia con la Disney parte 1

Il mio rapporto con la Disney è iniziato, da che ricordi (ma sicuramente ci saranno state esperienze pregresse di cui non ho memoria), nell’febbraio del 1992.

Avevo da poco compiuto due anni e nelle sale italiane era uscito “La Bella e la Bestia”, mia madre mi portò a vederlo insieme a mia cugina (di secondo grado ma dal momento che ha solo tre anni in più di me la consideravo, e lo faccio tuttora, come  una normale cugina) e mia zia quando venne trasmesso al cinema del mio paese.

I “CARI” VECCHI CINEMA

Ho vaghi ricordi di quei momenti, una fatuo fantasma di tempi in cui i cinema multisala non avevano ancora invaso la provincia italiana e la gente, i ragazzi ed i bambini si ritrovavano il sabato sera o la domenica pomeriggio al cinema del paese (che spesso era anche teatro).

Questi tipi di cinema erano costituiti da una sola sala (a volte due) divisa in palco, platea e galleria e che non arrivava a 600 posti.

Non voglio qui passare per una sorta di luddista cinematografico, i multisala offrono una rosa di film tra cui scegliere notevolmente superiore ed ovviamente le attrezzature utilizzate sono migliori.

Ma  a volte ho nostalgia dei tempi in cui prima del film si proiettavano solo alcuni trailer e l’inquietante pubblicità progresso contro la pirateria che sembrava promettere l’apertura delle porte dell’inferno a tutti coloro che non solo vendessero, ma addirittura scaricassero materiale audio-visivo illegalmente (poi vennero emule e i vari Torrent …).

Non mezz’ora di pubblicità di grandi aziende, ristoranti e centri di arredi locali (di quelli che vanno in onda in televisioni su canali provinciali o anonimi) o spot autocelebrativi che, a parer mio, sono uno dei motivi per cui molti stanno abbandonando le sale e ingrassano gli ingranaggi dei grandi siti di streaming.

Ho nostalgia del piccolo negozietto di bibite, caramelle e patatine vicino alla cassa e gestito come questa da un volontario, nel mio caso dell’oratorio, che, in barba al sesto comandamento, ti chiedeva uno sproposito per una lattina tiepida e un pacchetto di patatine che nel bar a cento metri ti sarebbero costatela metà (no, scherzo, non rubare è il settimo comandamento).

Ho nostalgia dei corridoi dove i bambini più piccoli correvano felici prima dell’inizio dei film, incuranti della presenza di altri spettatori e di quelle morbide poltrone da teatro troppo piccole per poterci appoggiare comodamente la testa.

Oggi, queste realtà locali, che per superare la crisi del teatro avevano introdotto al loro interno proiettore e schermo, che avevano visto succedersi i film di Totò, le pellicole del cinema neorealista e le commedie all’italiana, la saga originale di Star Wars e altre pellicole storiche, stanno scomparendo, lasciando il posto ai multisala a loro volta in crisi a causa della concorrenza di Amazon Prime e Netflix.

Tutto questo ci ricorda che tutto prima o poi muore, soprattutto se si rivela incapace di rimanere al passo con la modernità e ciò che rimarrà non sarà altro che un’istantanea scolorita, una lapide che commemora un periodo che presto scomparirà dalla memoria per diventare aneddottica o mito, unici modi per qualsiasi  cosa per sopravvivere al semplice ricordo che nella storia del mondo non costituisce che un battito di ciglio.