Il partito moderato e la riabilitazione della monarchia ad Atene

TERAMENE, IL MODERATO

Nelle ultime fasi della guerra del Peloponneso lo scontro tra sostenitori dell’oligarchia e della democrazia si acutizzò ma la polarizzazione delle due fazioni permise la formazione di un terzo schieramento che ebbe in Isocrate e Senofonte gli ideologi e in Teramene il riferimento politico.

L’obiettivo del partito moderato era la restaurazione del regime democratico delle origini, ridotto ma non oligarchico, e l’occasione si presentò in seguito al fallimento della spedizione di Nicia in Sicilia.

Nel 411 .C. infatti, approfittando del malcontento popolare per la sconfitta contro Siracusa, un gruppo di aristocratici prese il potere ad Atene e richiamò da Samo alcuni politici filo-oligarchici tra i quali Teramene e Pisandro che entrarono a far parte della nuova assemblea, la Boulé dei quattrocento.

Il nuovo regime non ebbe lunga vita, la brutalità manifestata nei confronti di avversari o presunti tali, unita alla divisione al suo interno tra radicali che puntavano ad una pace con Sparta e moderati (tra cui Teramene) che puntavano ad una parziale restaurazione della democrazia, ne causò la caduta l’anno successivo.

La democrazia moderata nata dagli sforzi di Teramene si strutturò intorno all’assemblea dei 5000, formata da cittadini in grado di prestare servizio militare. Anche questo regime però cadde quando Sparta, a seguito della vittoria nella guerra, impose ad Atene il famigerato governo oligarchico dei “Trenta Tiranni” di cui il nostro fece parte pur scontrandosi più volte con Crizia e condannando le repressioni e gli omicidi di cui si macchiò il nuovo regime.

Questa sua opposizione lo portò a subire un processo a seguito dell’accusa di trasformismo nel 404 a.C.

Nella sua difesa il politico rivendicò la sua integrità politica e la visione di una democrazia moderata in cui le decisioni erano prese da individui in possesso di un censo appropriato a ricoprire almeno il grado di oplita. La condanna a morte gli venne comminata solo a causa della presenza di uomini armati di Crizia all’interno e fuori dall’assemblea.

Poco prima di morire Teramene ebbe il tempo di schernire l’avversario dedicandogli un brindisi poco dopo aver ingerito la cicuta.

ISOCRATE, IL FILOMACEDONE

Nacque nel 436 a.C. a Erchia, Demo che diede i natali anche a Senofonte, da un ricco commerciante di flauti.

Lo status economico di famiglia gli permise di studiare all’Accademia ma la successiva rovina economica occorsa durante la guerra del Peloponneso costrinse Isocrate a intraprendere l’attività di Logografo (scrittore di orazioni giudiziarie per conto di terzi).

Nonostante le sue mansioni lo accostassero ad un retore, Isocrate si percepì sempre come un maestro e un pedagogo il cui compito era istruire l’elité greca e per questo giunse a fondare una scuola simile a quella da lui frequentata da giovane.

In molte sue opere come l’AreopagiticoPace Isocrate attaccò l’imperialismo ateniese e le velleità revansciste manifestate da esponenti del regime democratico agognanti di riportare in auge, attraverso la guerra e la formazione di una nuova alleanza sproporzionata in favore ateniese, la democrazia estrema da lui vista come sovvertitrice dell’ordine migliori/peggiori.

La soluzione politica per garantire il benessere di Atene sarebbe, in questa fase della sua vita, il raggiungimento di una pace duratura e l’assunzione del potere, per concessione dello stesso Demos, da parte di un gruppo di individui moralmente integri e competenti che avrebbero ricoperto a tempo pieno le cariche senza percepire emolumenti.

Il Demos avrebbe quindi dovuto lasciare spontaneamente il posto all’Aeropago i cui membri avrebbero dovuto brillare per moderazione e autocontrollo ovvero per Eukosmia (Buon Ordine) e Eutaxia (Disciplina) e che avrebbe svolto un ruolo di primaria importanza nell’educazione dei giovani.

I continui conflitti tra le Polis causarono un ulteriore indebolimento del mondo greco del quale approfittò la Persia presentatasi sullo scenario come ago della bilancia sostenendo ora Atene, ora Sparta.

Isocrate, allo scopo di contrastare l’enorme potere esercitato dalla Persia, fece appello all’Homonoia (concordia) tra i greci che assumerà il nome di Panellenismo e che, nella mentalità dello stesso filosofo, cambierà più volte guida.

Inizialmente Isocrate ipotizzò un’Atene alla testa di una lega Panellenica di Polis autonome che sarebbe stata in grado di sconfiggere i persiani; l’ostilità nei confronti del regime democratico però lo spinse a riconsiderare la struttura di questa lega facendo largo all’idea che dovesse essere guidata da una personalità forte come il tiranno Giasone di Fere oppure il re di Macedonia  Filippo II  la cui politica espansionista destò tanto le speranze quanto le paure del mondo greco .

Fu proprio Filippo a divenire il punto di riferimento del movimento panellenico che vide in lui, complice anche l’interesse che il re manifestò nei confronti della cultura greca e di una guerra di conquista pianificata contro la Persia, l’arbitro e difensore della Grecia intera che sarebbe stato messianicamente uno (in quanto Uomo del destino) e trino (benefattore per i greci, sovrano per i macedoni e padrone per gli altri popoli).

Isocrate morì nel 338 a.C., anno in cui Filippo II sconfisse la lega greca a Cheronea vanificando la sua immagine di amico della Grecia che però Alessandro continuò a diffondere durante la sua marci ad oriente.

IL RE-GUIDA

Mentre il partito democratico uscì notevolmente indebolito dalla sconfitta nella guerra del Peloponneso e quello oligarchico, con il governo dei Trenta Tiranni, si rivelò incapace e violento, tra gli intellettuali e la popolazione ateniese si diffuse un  generale moto di riabilitazione del governo monarchico e della figura del sovrano.

Filosofi moderati quali Isocrate e Senofonte si attivarono partorendo opere in cui, attraverso le biografie di sovrani greci e non, esaltarono l’ordine monarchico e indicarono le caratteristiche che avrebbe dovuto possedere un buon sovrano che da Tyrannos diventò sinonimo di Basileus (guida)

Nell’Evagora (365) Isocrate raccontò la storia dell’omonimo sovrano di Cipro che, sfruttando tutte le virtù di un buon greco che egli possedeva in quantità superiore alla media, riuscì a proteggere il proprio regno dall’invasione dei barbari persiani e dai vizi che questi non greci avrebbero portato. Inoltre tali virtù permisero a Evagora di dedicarsi anima e corpo ai suoi doveri di sovrano sorvegliando allo stesso tempo la condotta dei suoi sudditi.

Nel libro dedicato al successore di Evagora, Nicocle, Isocrate denunciò la necessità da parte dei sovrani di farsi guidare dai filosofi, gli unici in grado di far maturare le virtù necessarie al buon governo quali erano l’autocontrollo, la modestia, la serietà e la conoscenza-

Se nell’Agesilao (360) Senofonte, nel raccontare le gesta dell’amico sovrano di Sparta,  si conformò al pensiero panellenico di Isocrate descrivendo le innumerevoli virtù del re in quanto rappresentante della grecità, nella Ciropedia (anni ’60 del IV secolo a.C) il filosofo dimostrò che i principi etici su cui si  dovrebbe fondare l’operato di un sovrano non sono prerogativa della sola elité greca ma interessano anche gli strati sociali superiori di altri popoli qualora questi fossero cresciuti seguendo un’educazione di tipo greco (ateniese nei primi anni e successivamente spartano) all’interno della Eleuthera Agorà (piazza degli uomini liberi) dove sono banditi lavori commerciali e servili

 

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